Tra i momenti più seguiti di Popsophia, che ha celebrato a Civitanova Alta il 15° anniversario del festival, c’è stato nella serata conclusiva, il Philoshow dedicato a Lucio Battisti. Sul palco, insieme alla direttrice artistica Lucrezia Ercoli, il giornalista Leo Turrini ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso la vita e la musica del cantautore, alternando racconti, curiosità e riflessioni alle sue canzoni più celebri, cantate da una piazza gremita.
Uno dei passaggi che ha maggiormente catturato l’attenzione del pubblico è stato quello dedicato a una delle questioni più discusse sulla figura di Battisti.
“Ma Battisti era fascista o no? Ve lo sciolgo io il dubbio: no. Battisti non era fascista e non era nemmeno di sinistra. Semplicemente non parlava di politica”, ha affermato Turrini.
Il giornalista ha ricordato come l’unico intervento dell’artista su un tema politico riguardò il sostegno ai radicali di Marco Pannella nella battaglia per il divorzio. Per il resto, Battisti scelse sempre di tenere separata la propria musica dall’impegno politico.
Turrini ha poi ricostruito l’origine della voce che per anni ha alimentato polemiche sulla presunta vicinanza del cantautore alla destra. Durante un’esibizione, mentre interpretava “E penso a te” Battisti alzo’ il braccio per dirigere il coro. Quell’istante fu immortalato in una fotografia e interpretato da alcuni come un saluto romano. “Da lì nacque una narrazione insistente che non corrispondeva alla realtà”, ha spiegato, sottolineando come spesso in Italia si costruiscano etichette partendo da episodi isolati e strumentalizzati.
A sostegno della sua tesi, Turrini ha ricordato anche un curioso paradosso storico. Nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso dove furono rinvenuti documenti legati al caso Moro, fu trovata anche l’intera discografia di Lucio Battisti. Un episodio che, secondo il giornalista, dimostra come la sua musica fosse amata da persone appartenenti ai più diversi e opposti orientamenti politici.
“L’arte deve essere libera. Ognuno deve poter esprimersi senza essere rinchiuso dentro un’etichetta”, ha osservato.
Il racconto si è poi spostato sulla scelta di Battisti di scomparire progressivamente dalla scena pubblica. Dopo l’ultima intervista, rilasciata nel 1978, il cantautore decise di sottrarsi ai riflettori. Turrini ha ipotizzato diverse motivazioni: il timore dopo un tentativo di rapimento del figlio, il fastidio per le continue etichette politiche oppure, più semplicemente, la volontà di essere ricordato nel momento di massimo successo esclusivamente per la propria musica e non per il personaggio.
Emblematico anche il rifiuto di un’offerta da un miliardo di lire che Silvio Berlusconi, agli albori di Canale 5, gli avrebbe proposto per tornare a esibirsi in televisione. Battisti disse no, scegliendo di restare fedele e coerente alla decisione di abbandonare definitivamente le scene.
Turrini ha ricordato come l’influenza del cantautore abbia attraversato generazioni di musicisti. Claudio Baglioni lo ha sempre indicato come un riferimento assoluto, mentre Vasco Rossi ha raccontato di aver compreso che avrebbe potuto avere successo dopo aver interpretato le canzoni di Battisti.
Non sono mancati gli aneddoti più curiosi. Tra questi, quello legato al celebre verso della canzone “Il tempo di morire”, in cui compare la “motocicletta 10 HP”. Turrini ha raccontato di aver chiesto a Mogol il significato di quel dettaglio, visto che un motore 10hp puo’ essere utilizzato in un trattorino e non in una moto, ricevendo una risposta tanto semplice quanto divertente: era una licenza poetica. Del resto, né Mogol né Battisti erano grandi esperti di motociclette e tanto meno andati insieme in moto .
La serata si è conclusa con una riflessione sul valore senza tempo dell’opera di Battisti. Le sue canzoni continuano ad accompagnare la vita degli italiani, attraversando generazioni senza perdere forza ed emozione. Lo si è visto nella piazza di Civitanova Alta, dove giovani e anziani hanno cantato insieme brani diventati la colonna sonora di tante vite.
Nel finale, Turrini ha contrapposto la durata dell’eredità artistica di Battisti al successo effimero di molti artisti contemporanei, auspicando che anche oggi possano nascere opere capaci di attraversare il tempo e parlare ancora alle generazioni future.
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