ANDREA SCANZI REGALA UN GRANDE GABER

Prima dell’apertura del sipario ha calcato le tavole del Rossini per il collegamento con Lilli Gruber, dove è spesso ospite nel suo ruolo professionale di giornalista e commentare dei fatti politici nazionali. Poi si è dedicato alla 155esima replica in 8 anni del suo affettuoso omaggio a Giorgio Gaber, davanti una folta platea.

Andrea Scanzi ha costruito “E pensare che c’era Gaber” quasi come un documentario in forma teatrale, dove in una scena abitata da una sola sedia, le vecchie immagini e gli spezzoni degli spettacoli di Gaber proiettati sullo schermo rappresentano la traccia visiva per raccontare non solo l’uomo spigoloso e divertente, l’artista anarchico e arrabbiato, ma anche la storia italiana degli ultimi decenni del secolo scorso, lui che lo ha visto la prima volta in scena ad appena 17 anni.

Dagli esordi e il grande successo televisivo, alla scelta di “fare teatro”, spronato dalla collaborazione con il Piccolo di Milano, da Mina che gli chiede di fare insieme una tournée, dall’incontro con Sandro Luporini, con cui avvierà un sodalizio artistico inossidabile e fruttuoso.

Negli anni ’70 crea il Teatro canzone, un genere nuovo per l’Italia, con cui riscuoterà uno straordinario successo. Affronta questioni politiche e sociali, senza voler imporre una verità ma lasciandosi aperto al dubbio, contestando anche con delle invettive feroci, persino Aldo Moro appena due anni dopo la sua uccisione. Negli anni ’80 esce la politica dai suoi testi, e in alcuni spettacoli sparisce anche la musica, rimane solo la parola, il monologo, il teatro puro.

È solo negli anni ’90 che nei suoi testi torna la politica, l’esperienza di tangentopoli segna il suo percorso artistico e autorale.

È il momento in cui Scanzi sceglie di riproporre la registrazione di “Qualcuno era comunista”, un “lamento blues” è stato definito, che chi ben ricorda inizia con un monologo per passare solo successivamente al canto. È solo un video ma rivederlo in un teatro pieno restituisce un rito collettivo e la bravura di Gaber è semplicemente commovente, e il pubblico applaude a un artista che non c’è più ma di cui si sente forte la modernità, la veggenza.

“Quante ce ne direbbe oggi” si chiede e ci chiede Scanzi prima di chiudere. Ognuno può immaginare.

L’iniziativa è stata organizzato dall’Azienda Teatri e dall’Associazione Arte.

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