A CIVITANOVA LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE CELEBRATA CON UN’ELEGIA ALLA FAMIGLIA PATRIARCALE

VIOLENZA CONTRO LA DONNA
“Un Paese di tradizione cattolica ed un rapporto di tipo coniugale stabile rappresentano davvero un fattore protettivo per la donna?”
Sembrerebbe di sì, a sentire l’intervento dell’invitato speciale per l’evento commemorativo della Giornata contro la Violenza sulla Donna, a Civitanova Marche.
Chi si sia collegato allo streaming dell’evento organizzato dal Comune di Civitanova Marche per la Giornata Mondiale contro la violenza sulla donna, Giornata che dal 25 novembre è slittata al 3 Dicembre, ha avuto modo di ascoltare l’intervento dello scrittore, sociologo ecc. ecc. Giuliano Guzzo, noto per le sue idee fondamentaliste, espresse chiaramente in pubblicazioni quali “La famiglia è una sola” o “Il PD vuole abolire la famiglia. Letteralmente”. Durante la serata, nella quale peraltro in tutto il mondo si stava parlano della Disabilità, coincidendo la data con la Giornata Mondiale delle Persone con Disabilità, l’ospite d’onore ci ha raccontato, tra l’altro, di come “Paesi cattolici come Italia e Spagna abbiano un’incidenza di femminicidi inferiore o molto inferiore a Paesi Protestanti come Germania e Nord Europa o a Paesi (utilizza proprio questo termine) come Francia e Regno Unito”, “La condivisione nella coppia di una identica fede religiosa crei una famiglia più forte e protegga la donna” o ancora di come “La stabilità affettiva rappresenti un fattore protettivo per le donne”, sottolineando come le donne sposate siano meno esposte alla violenza rispetto a donne fidanzate, single, separate, divorziate …
I dati sono dati, vanno letti e studiati. Se è vero che i casi di omicidio (e quindi anche i femmicidi) sono generalmente costantemente in calo, non altrettanto si può dire in merito alle violenze, di tipo fisico, psicologico ed economico, nei confronti delle donne. È un vero peccato che il nostro ‘esperto in violenza sulle donne’ non abbia, ad esempio, riportato per niente una recente raccolta di dati, resi pubblici da Istat, in riferimento al numero di accessi ai Pronto Soccorsi di donne per gli effetti di violenza subita (quindi comunque riduttivi, dal momento che vengono presi in considerazione unicamente le diagnosi certe di violenza), raccolta che ha coinvolto 26.347 professionisti sanitari in 642 Pronto Soccorsi di tutte le Regioni d’Italia, e che riguarda il triennio 2017-2019. Il risultato è davvero tutt’altro che rassicurante e parla di 16.140 donne che nel triennio hanno avuto accesso al Pronto Soccorso con diagnosi riconducibile a violenza subita, per un totale di accessi con diagnosi di violenza di 19.166 che corrisponde a 1,2 accessi per donna; le stesse donne hanno inoltre effettuato altri accessi ai PS nell’arco del triennio con diagnosi diverse da quelle riferibili a violenze e complessivamente il numero totale di accessi per queste donne, a prescindere dalla diagnosi, è superiore a 5 e, nella classe di età che va dai 18 ai 44 anni, è superiore a 6. Ciò significa che una donna che ha subito violenza, nell’arco del triennio, torna in media 5 o 6 volte al Pronto Soccorso!

Eppure, ancora, questi dati non ci dicono molto, perché, come si noterà, manca una informazione fondamentale, che coloro che hanno programmato il sistema di raccolta dati semplicemente non hanno preso in considerazione (e, si sa, se un dato non è previsto non lo si può ricavare poi): La relazione tra autore della violenza e vittima. Senza questo dato non è possibile ricavare alcuna informazione precisa di cosa esattamente avvenga all’interno delle mura familiari e quali siano i contesti e le relazioni che pongano la donna a maggior rischio e ove maggiormente si verifica il fenomeno.
Ci si sta lavorando e, finalmente, il 19 novembre di quest’anno viene resa nota l’approvazione, da parte della Commissione Igiene e Sanità del Senato, del disegno di legge “Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere”, disegno di legge che va a colmare un vuoto importantissimo e che, nell’art. 5 impone al Ministero dell’Interno e a quello della Giustizia di introdurre nei rispettivi sistemi informativi, fra le altre, l’informazione sulla relazione tra la vittima e l’autore del reato, al fine di monitorare adeguatamente questo tipo di violenza.
Di tutto questo si sta discutendo in Parlamento, ma noi, a Civitanova, preferiamo commemorare la Giornata Mondiale dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, con un’elegia alla famiglia patriarcale, preferibilmente cattolica, all’interno della quale la donna sarebbe maggiormente tutelata.
Magari, in questa Giornata, avremmo voluto e dovuto conoscere i dati del fenomeno nel nostro territorio! E allora ci resta davvero inspiegabile l’assenza totale di rappresentanti dello Sportello Antiviolenza che fa capo all’Ambito Socio-Territoriale 14, di cui pur Civitanova è capofila. Ma la scelta politica dell’Amministrazione è stata diversa: difesa della coppia coniugata, della famiglia tradizionale e sottostima del problema. In Italia, come negli altri Paesi cattolici, muoiono meno donne rispetto ai Paesi di fede protestante o secolarizzati (!). E così si è preferito, da parte del Guzzo, in questa Giornata, parlare del fenomeno degli ‘uomini maltrattati’, piuttosto che parlare del fenomeno, tutt’altro che ipotetico, degli ‘uomini maltrattanti’. È mancato davvero poco che ci propinasse anche la teoria che “… in fondo in fondo la donna la violenza un po’ se la va a cercare!” dal momento che “se ce ne stiamo brave brave a casa, sotto la sacra protezione del tetto coniugale, non ci accade niente”. Benvenuti nel Medio Evo!
Firmato
Mirella Franco
Consigliere comunale
Vice Presidente Commissione Sociale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *