COMUNICATO “ARTICOLO UNO” CIVITANOVA MARCHE

Prendiamo spunto per una riflessione approfondita, da quanto dichiarato sulla stampa da Giulio Silenzi che parte dalla situazione della maggioranza di centro destra cittadina che sta franando da tutte le parti, purtroppo senza alcun commento da parte di tutti quei cittadini che dovrebbero riconoscere che le loro aspettative sono state completamente deluse, ma non è sull’operato esclusivamente e sterilmente propagandistico del centro destra che intendiamo intervenire.
Intendiamo intervenire su di una analisi all’interno del centro sinistra che come ART. UNO abbiamo fatto approfonditamente, tenuto conto anche di alcuni piccoli segnali di inversione di tendenza dell’elettorato, salvo che per le Marche, nelle ultime tornate elettorali, per dare un contributo in termini esclusivamente costruttivi, fuori pertanto da ogni polemica tra progressisti.
Crediamo che occorra nel centro sinistra ripartire dal rapporto con la società che doveva essere costante e strutturale, come previsto dalla Carta Costituzionale.
Il rapporto democratico secondo la Costituzione doveva essere pregnante sia nei luoghi di lavoro e tanti ne potevano essere salvati se ci fosse stato, che in tutte le articolazioni politiche e sociali, perché nessuno doveva essere escluso o emarginato.
Doveva quindi essere affermato, superando le resistenze conservatrici che non hanno mai veramente accettato i principi Costituzionali nati dalla Resistenza Antifascista e dalla liberazione, un sistema paese inclusivo per tutti che mirasse ad uno sviluppo equilibrato ed alla coesione sociale.
Tale sistema doveva basarsi su una forte partecipazione, con uno scambio costante tra rappresentanti e rappresentanze, di cultura e conoscenze ad ogni livello, con la crescita di nuove leve pronte all’impegno politico, per una capacità di rinnovamento sempre essenziale.
Questo sistema poteva essere più facilmente affermato negli anni del boom economico, nel quale pur grandi riforme sono state conquistate dal centro sinistra, ma ciò non è avvenuto e le difficoltà economiche aggravate da un debito pubblico che aveva iniziato a soffocare il paese ha consegnato ai poteri economici forti, che sono riusciti a dotarsi anche di eccezionali mezzi di comunicazione, le condizioni favorevoli per l’impianto di una cultura della divisione, dell’arrivismo e dell’interesse individuale che non disdegna la contrapposizione all’interesse generale: è maturata quindi l’ideadi libertà anche contro il diritto altrui, quando invece la vera libertà è nel rispetto reciproco!
La comunicazione si è sviluppata in un populismo esasperato, basato su postulazioni semplicistiche e pertanto lontane dalla realtà che invece è diventata sempre più complessa difronte alla circolazione in tutto il globo di capitali e mezzi di speculazione che rendono il lavoro sempre più povero, pretendono il taglio di condizioni sociali, favoriscono l’avvelenamento dell’ambiente con le conseguenze disastrose che paghiamo sempre più spesso, e seguitano ad accumulare ricchezza in poche mani a discapito di tutti gli altri che sono stati portati allo scontro.
Stiamo assistendo ad un aperto contrasto tra cittadini ed immigrati, dipendenti privati contro pubblici, collaboratori e le partite Iva più disagiate contro i lavoratori dipendenti considerati privilegiati mentre al contrario vengono peggiorate le condizioni di tutti i lavoratori; artigiani contoterzisti che in troppi casi possono trovare margini solo nella compressione dei diritti dei loro subordinati per favorire i guadagni di chi ha canali internazionali di vendita.
Purtroppo accanto a questo si è assistito anche a fenomeni di populismo che si sono richiamati alla sinistra con postulazioni altrettanto semplicistiche in grado di disorientare e mettere in cattiva luce chi lavorava per la giustizia sociale, facendo il gioco della destra seppur inconsapevolmente; si sono aggiunti populismi di centro come ad esempio quando si parlava di flexicurity che avrebbe dovuto sostituire i diritti sindacali dei lavoratori nei luoghi di lavoro, poi populismi nei quali si teorizzava ormai l’inutilità di distinzione tra una politica di destra e di sinistra che si sono rivelati velocemente senza fondamento.
Tutto ciò ha portato spesso ad orientare politicamente i cittadini più in difficoltà e comunque non agiati, verso politiche che si sono rivelate favorevoli ai più forti ed a danno dei più deboli come del ceto medio, se non all’astensione dal voto.
Solo un sistema equilibrato di sviluppo e di coesione sociale, basato sulla partecipazione, la crescita culturale rispetto alla complessità della realtà, lo scambio delle conoscenze, la formazione ed il rinnovamento delle classi dirigenti, la ricostruzione di una passione politica in particolare tra i giovani: la passione degli anni “70, potevano impedire la deriva culturale costruita scientificamente dai poteri forti.
Oggi è più difficile costruire un sistema democratico di sviluppo e coesione sociale, ma riteniamo che comunque bisogna ripartire per una politica vera, dalla partecipazione, dallo scambio culturale, dalla crescita collettiva che rende possibile la maturazione di risorse umane ed il rinnovamento, in particolare ora che sembrano vedersi alcuni segnali di indebolimento dei metodi propagandistici che puntano sul populismo, pur considerando la gravità assoluta dei risultati elettorali nel territorio delle Marche.
Su questi argomenti è utile che si apra una discussione nel centro sinistra in termini brevissimi.

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